SESSO ORALE… SICURO!

Dr. Maria Cristina Iannacci
Spec. in Ginecologia e Ostetricia
Perf. in Sessuologia Clinica
Perf. in Agopuntura e Medicina Tradizionale Cinese
Cell. 335 6341890

Sesso orale… sicuro!
Nelle scorse settimane è apparsa sui giornali di tutto il mondo un articolo sulla malattia che ha colpito Michael Douglas. L’attore americano, già in cura in passato per la sua dipendenza dal sesso, parla apertamente del tumore maligno del cavo orale, delle terapia cui si è sottoposto e delle possibili cause che hanno determinato l’insorgenza del cancro. Si sofferma sulla probabilità che la sua grande passione per il sesso orale, a detta dei medici, abbia giocato un ruolo determinante nel causare la malattia, salvo poi smentire la notizia… Vediamo di capire se, come e quando il sesso orale può veramente diventare una pratica sessuale pericolosa per la salute di entrambi i partner.
Nella coppia fissa e sana il problema non si pone. Il tipo di relazioni che viviamo attualmente ci induce a fare i conti con una realtà ben diversa, ovvero che ogni nuovo partner ci apporta un cocktail di germi e soprattutto virus nuovi, nei confronti dei quali potremmo non essere protetti. Classico esempio di infezione virale acuta a qualche giorno di distanza da rapporti non protetti con un nuovo partner è l’herpes genitalis, bollicine che compaiono sulle mucose di piccole e grandi labbra, estremamente dolorose, associata a febbre e linfonodi locali ingrossati. Altro rischio elevato nei giorni o settimane successivi al cambio di partner è l’infeziona da Trichomonas genitalis, un protozoo che causa intenso fastidio interno, prurito e perdite di odore sgradevole. Recentemente, ma non troppo, si stanno diffondendo alcune malattie a trasmissione sessuale clinicamente subdole, cioè accompagnate da sintomi lievi, spesso trascurati o confondibili con disturbi della sfera urologica (infezioni da Chlamydia e Ureaplasma). Anche l’uomo può essere colpito da tali infezioni che però solo in caso di herpes portano al consulto con lo specialista, mentre negli altri casi i vaghi sintomi uretrali o prostatici vengono dal maschio colpevolmente trascurati. Esiste poi il capitolo delle malattie sostenute dal Virus del Papilloma Umano, detto HPV. Si tratta di una classe di decine e decine di sottotipi virali che possiamo sostanzialmente dividere in un gruppo che causa i condilomi ed un gruppo coinvolto nella patogenesi di forme tumorali tra cui quelle del collo dell’utero. La trasmissione di questo virus avviene per contatto diretto e ripetuto fra mucose: per questo motivo le aree anatomiche interessate dall’infezione sono per lo più i genitali esterni, il collo dell’utero e le zone perianeale e anale. Le mucose sanno difendersi dall’infezione e sanno guarire in maniera spontanea una volta sviluppata la manifestazione clinica, ma quando la carica virale è imponente e ripetuta e/o le difese immunitarie si affievoliscono ecco la comparsa del quadro clinico più eclatante, la condilomatosi florida. I sottotipi virali dell’HPV responsabili di patologie più gravi fino alle forme cancerogene prediligono, invece, le mucose in trasformazione, cioè sottoposte a stimoli fisici ed irritativi con successiva riparazione in distretti corporei in cui c’è un passaggio da un tipo di mucosa (nello specifico, quella che riveste la vagina), ad uno completamente diverso (quella dell’interno dell’utero). Il punto di passaggio è il collo dell’utero. Un’infezione da HPV può comportare una trasformazione maligna con alterazioni cellulare ben visibile al Pap test, l’esame indolore e gratuito offerto dal servizio sanitario nazionale o effettuabile in corso di visita ginecologica periodica dal proprio ginecologo, cui dovrebbero sottoporsi tutte le donne regolarmente. Dal momento in cui si scopre una lesione da HPV, specie se sostenuta dai ceppi più pericolosi, è possibile la progressione della malattia, in circa 10 anni, fino al cancro del collo dell’utero. Basta curare le lesioni e la guarigione dalla patologia è assicurata e con essa anche la possibilità di salvare la futura fertilità (il collo dell’utero ha la funzione di tenere chiuso l’utero per far progredire la gravidanza fino al completo sviluppo del feto). Anche l’uomo può essere portatore del virus, anche il maschio può ammalare di condilomatosi florida genitale o sviluppare il cancro del pene da HPV. Non è un tumore molto frequente, ma la sua incidenza è in notevole aumento negli ultimi tempi.
Cosa succede se si pratica sesso orale o anale con un partner portatore di tale infezione? A livello anale il pericolo è rappresentato dalle microlesioni della mucosa durante la penetrazione, che rappresentano una ulteriore via di accesso per il virus e giustificano il grande numero di pazienti, donne ma anche uomini (per lo più omosessuali), con condilomatosi florida dell’ano e del canale anale. A livello orale invece, fino a qualche decennio fa si diceva che il rivestimento della bocca fosse molto protettivo nei confronti del virus (a meno chè non fossero presenti ulcerazioni gengivali o stomatiti) e le lesioni più frequenti fossero gli hepes labiali dopo rapporto con soggetto nella fase infettante di un herpes genitalis. Ultimamente sono sempre più frequenti lesioni riconducibili all’HPV, condilomi piatti per lo più, nel cavo orale, nella faringe e nella laringe, in quest’ultima sede sottoforma di polipi. Il virus attaccherebbe le mucose in trasformazione, quelle che per sede e funzione sono soggette a veloce riparazione dopo insulto di tipo alimentare, traumatico (lavorare con la voce, per es. nell’insegnante o nel cantante) o chimico (fumo). Si tratta di lesioni precancerose, del tutto simili a quelle rilevabili sul collo dell’utero nella donna tramite Pap Test, che se curate in tempo guariscono totalmente ma se trascurate presentano un’evoluzione verso il cancro.
Cosa fare? A parte l’estensione della vaccinazione contro l’HPV anche ai maschietti, non solo alle dodicenni, un accurato controllo dall’otorino ogni qual volta ci si trovi alle prese con disturbi oro-faringo-laringei permette di porre una diagnosi precoce con successiva adeguata terapia. La prevenzione si gioca coltivando questa arte amatoria nella coppia fissa, quando la ragazza si sottopone a controlli e sa di essere o meno portatrice del virus dell HPV, condizione che dovrebbe indurre a limitare il sesso orale fino alla guarigione “clinica” dell’infezione. In tutti gli altri casi, quando non c’è ancora l’intima comunicazione degli amanti, meglio astenersi e usare comunque il preservativo (anche quello femminile!!) per qualsiasi rapporto che preveda il contatto diretto tra muose, genitali, oralo o anali.
Per molte coppie la triade sesso genitale-orale-anale rappresenta l’abc della sessualità appagante. La prevenzione, l’onestà nella comunicazione intima e il buon senso costituiscono la base per una sessualità completa, giocosa e in sicurezza. Buon divertimento ma attenzione!