Decalogo per una efficace terapia con ormoni bioidentici

Dr. Maria Cristina Iannacci
Spec. in Ginecologia e Ostetricia

Perf. in Sessuologia Clinica, M.T.C. e P.N.E.I.
www.iannacci.it

In questi dieci punti descrivo i requisiti, i punti fermi, le basi per far sì che la terapia con ormoni bioidentici sia efficace. È esperienza comune che non tutte le pazienti rispondono in maniera soddisfacente a questo tipo di terapia e non sempre il mero aumento del dosaggio può essere risolutivo. Quindi seguitemi…
1. La prima cosa da sapere è cosa intendiamo col termine “ormone bioidentico”. Si tratta di un ormone a tutti gli effetti, strutturalmente identico a quelli prodotti dall’organismo che può essere prodotto da ditte farmaceutiche (preparato standardizzato) o essere allestito dal farmacista (preparato galenico).
Il preparato galenico deriva da una sostanza vegetale, manipolata dal farmacista esperto in modo da arricchirlo di desinenze biochimiche che gli garantiscano una certa affinità per i recettori ormonali. Dalla attivazione di questi ultimi ne deriva una cascata di effetti biologici, estrogenici, progestinici, testosteronici, ecc.
2. Usare prodotti di ditte farmaceutiche o galenici creati da farmacisti esperti è una scelta basata su esigenze di personalizzazione della terapia. Per esempio, una diversa via di veicolare il farmaco, preferito dalla paziente o consigliato dal medico, per garantire un diverso assorbimento e successiva distribuzione del principio attivo nell’organismo della paziente.
3. La persona che riceve gli ormoni bioidentici deve avere efficienti sistemi di metabolizzazione. Questo è l’elemento più importante per predire il successo della terapia. In particolare, fegato e intestino devono collaborare per ottenere quei metaboliti intermedi che, grazie all’intervento dell’estroboloma (batteri che si dedicano agli ormoni), diventeranno le forme attive. Esiste una sorta di asse Intestino-Fegato-Ormoni che deve comunicare, così come l’asse Intestino-Fegato-Sistema Nervoso centrale che garantisce un quantum di Serotonina per il benessere mentale in corso di terapia.
4. Ne consegue che il primo sistema di cui avere cura è l’intestino perché una disbiosi induce iperattività dell’enzima Beta-glucuronidasi con eccesso di estrogeni liberi e ricircolo di estrogeni tossici, in poche parole… estrogeno dominanza con infiammazione, ritenzione idrica, alterazione del ciclo, tensione mammaria ecc.
5. Anche la tiroide gioca un ruolo importante nelle terapie con ormoni bioidentici. I sistemi enzimatici sono strettamente dipendenti da un corretto assetto ormonale tiroideo a tal punto che molti medici considerano la tiroide una ghiandola sessuale. È esperienza comune che regolarità mestruale e fertilità siano strettamente legati al corretto funzionamento della tiroide. Quindi una disfunzione tiroidea va corretta prima di tutto.
6. E i recettori? Il funzionamento dei recettori è un altro elemento chiamato in causa quando la riposta alla terapia ormonale non è soddisfacente. Il problema è che tra i tanti fattori che influiscono sulla risposta recettoriale, l’infiammazione cronica di basso grado sembra essere la più impattante. La PsicoNeurondocrinoImmunologia ci aiuta a capire che le citochine infiammatorie liberate da un intestino disbiotico e sofferente, associate a cortisolo e adrenalina, come risposta allo stress, si oppongono ad un corretto assetto ormonale spontaneo e alla funzionalità recettoriale, con compromissione della salute in generale ma anche scarsa risposta al riequilibrio con terapia ormonale. Quindi abbassare i livelli di stress è mandatorio per contribuire all’efficacia di terapie sulle disfunzioni.
7. Verificata la capacità ricettiva della paziente, la scelta della terapia e il dosaggio si basano su esami ormonali e dati clinici. Io preferisco i dati clinici, anamnesi, descrizione dei sintomi e tempi di comparsa degli stessi, presenza di episodi scatenanti, evoluzione nel tempo… completati dalla visita ginecologica ed ecografia trasvaginale, fondamentali per capire il grado di estrogenizzazione delle mucose, lo spessore e il pattern dell’endometrio, lo stato funzionale delle ovaie e soprattutto la risposta in corso di terapia di questi distretti.
8. Non è il mero dosaggio ormonale che orienta sull’efficacia della terapia ma il racconto del benessere della paziente e i dati oggettivi e strumentali. Per questo dopo quattro mesi di terapia prevedo un controllo generale della paziente. Il principio che orienta il terapeuta è quello di iniziare con basse dosi per poi aumentare a seconda della risposta.
9. Dal momento che si stratta di terapie cucite sulla persona, uno stretto rapporto medico paziente è necessario sin dai primi momenti. Eventuali effetti collaterali o dubbi sull’assunzione vanno discussi in tempo reale per cui il lavoro del medico non può risolversi nella presenza in studio ma la reperibilità è elemento imprescindibile per la buona riuscita della terapia.
10. La paziente deve avere pazienza. Sembra una banalità ma molte utilizzatrici di ormoni bioidentici sono convinte che questi preparati siano efficaci, subito, senza effetti collaterali, su tutti i sintomi… Non è così. Sono farmaci. Li amo molto e mi danno soddisfazioni. Ma non sempre funzionano, non su tutte le pazienti, non su tutte le disfunzioni e i motivi sono elencati nei punti precedenti. Un esempio. La terapia con Testosterone bioidentico aiuta a migliorare la sessualità in termini di eccitazione e risposta orgasmica ed in particolare agisce riaccendendo il desiderio sessuale. È davvero efficace! Ma sul desiderio sessuale agiscono tanti altri fattori…

Dr. Maria Cristina Iannacci
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